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Psicologia e sport

Se si pensa alla psicologia e allo sport viene da chiedersi come possa esservi un legame tra qualcosa di così fortemente pratico come l’attività sportiva e qualcos’altro di prettamente teorico ed introspettivo come la psicologia.

La ricerca scientifica ha dimostrato che l’azione è sinonimo di cognizione, percezione, emozione e motivazione. “Cognizione” perchè un’azione, prima di essere effettuata, è prima pensata, pianificata e decisa; “percezione”, perché il movimento implica necessariamente un contatto con l’ambiente che ci circonda; “emozione e motivazione” infine, sono i processi che indirizzano e veicolano il comportamento.

Senza dilungarci in questa sede su aspetti medici e biologici relativi al funzionamento di specifici circuiti cerebrali corticali e sottocorticali, sottolineiamo che la ricerca scientifica ha dimostrato il forte nesso tra attività fisica e benessere dell’individuo.

Lo psicologo dello sport si occupa quindi di tutti gli aspetti relativi alla prestazione fisica, ovverosia meccanismi emozionali e motivazionali, ma anche processi cognitivi e psicofisiologici sottostanti il gesto atletico o l’esercizio motorio.

 

LA PSICOLOGIA PER L’ATLETA:

Nella pratica fisica sportiva, anche di tipo amatoriale, ed ovviamente ancora di più se si parla di prestazioni sportive agonistiche di alto livello, entrano in gioco aspetti che influenzano la prestazione: percezione, attenzione, concentrazione, memoria, immaginazione, emozione, motivazione e personalità.

Per allenamento mentale si può intendere un atteggiamento di maggior attenzione rivolto ai processi psicologici coinvolti nell’attività sportiva e, in particolare, la consapevolezza di come essi influenzano la prestazione in senso positivo o negativo.

Attraverso l’allenamento mentale e l’utilizzo delle tecniche ad esso collegate, l’atleta può accrescere la conoscenza di se stesso, divenire maggiormente consapevole delle proprie risorse, incrementare il proprio livello di autostima, migliorare la  performance, comprendere come corpo e mente possano interagire permettendo la realizzazione delle proprie potenzialità.

Lo scopo è quello di fornire non solo indicazioni circa le capacità visuo-immaginative, attentive e mnemoniche del giocatore, ma anche quello di comprendere le sue caratteristiche di personalità, il suo modello di funzionamento psicologico, anticipare e gestire le sue reazioni emotive, comprendere quali sono le sue risorse e quali aree hanno margini di miglioramento.

Uno dei punti chiave della preparazione mentale in ambito sportivo è il Goal Setting, o formazione degli obiettivi. È stato dimostrato che comprendere bene che cosa si vuole ottenere, in quanto tempo e con quale strategia, incrementa la prestazione più che non avere obiettivi o stabilire semplicemente l’obiettivo di dare il meglio di sé.

Il Goal Setting consente di evitare alcuni errori tipici, come porsi degli obiettivi troppo ambiziosi o troppo poco stimolanti.

L’atleta che si pone degli obiettivi realizzabili, ossia né troppo al di sopra né troppo al di sotto delle proprie possibilità percepite, influisce sulla prestazione guidando l’attenzione, mobilizzando l’impegno, aumentando la persistenza e motivando alla ricerca di strategie appropriate al compito.

Il secondo passo consiste nella consapevolezza muscolare.  In ambito sportivo le tecniche di rilassamento sono utilizzate per prendere consapevolezza della tensione muscolare a riposo e per gestire situazioni ansiogene o stressanti che possono influenzare negativamente una prestazione. Queste, consentono anche allo sportivo non agonistico di:

  • Gestire al meglio eventi e situazioni fonti di stress e ansia;
  • Prendere consapevolezza dei propri stati di tensione muscolare, sia in condizioni di riposo che in condizione di attività fisica;
  • Prendere coscienza del proprio corpo e saperlo “ascoltare”.

 

E’ naturalmente importantissimo anche allenare la concentrazione,  ovverosia controllare i processi motori di pensiero, dirigere e mantenere l’attenzione su di un compito per una corretta esecuzione incrementando le capacità di:

  1. Selezionare gli stimoli su cui focalizzare l’attenzione, escludendo quelli irrilevanti
  2. Dirigere l’attenzione al momento opportuno verso le informazioni pertinenti
  3. Mantenere l’attenzione sugli stimoli rilevanti.

Fondamentale inoltre è il focus sulle emozioni. Nell’atleta uno scarso controllo emotivo può portare a manifestazioni di ansia pre-agonistica, modalità di comunicazione non funzionale con l’allenatore o i compagni di squadra, deficit nella prestazione, mancato raggiungimento degli obiettivi, incostanza nell’allenamento, sfiducia in se stessi, bassa autostima, senso di impotenza, frustrazione, stress, depressione reattiva laddove non si sia raggiunto lo standard di performance atteso o desiderato, ed infine anche al potenziale abbandono dell’attività sportiva.

Risulta quindi chiaro come sia fondamentale riuscire a riconoscere e gestire l’aspetto emozionale in primis dell’individuo a livello personale e, successivamente, anche a livello di performance e relazionale.

Alcuni indicatori inoltre evidenziano i comportamenti di un atleta che ha paura di vincere: rendere di più in allenamento che in gara, mancare regolarmente gli appuntamenti sportivi più importanti, fallire ad un passo dal successo ormai sicuro e/o essere l’eterno secondo.

Sottesa alla paura della vittoria troviamo:

  • La convinzione che il successo richieda delle abilità che si ritiene di non possedere,
  • La paura di non essere all’altezza delle aspettative delle figure di riferimento
  • L’atleta può temere che conseguire vittorie lo sottoponga a nuove e inaccettabili responsabilità,
  • La paura di non riuscire a mantenere uno standard di prestazioni alto,
  • La paura di deludere le nuove aspettative che si creerebbero,
  • Il timore di affrontare avversari sempre più forti.

In tutti questi casi è importante che l’atleta abbia il coraggio di chiedersi quali siano le paure e i timori profondi del suo significato di vittoria.

Infine, tutto ciò che accade nei rapporti con gli altri – comprensioni e incomprensioni – viene regolato dalla comunicazione.

La qualità della relazione dipende, in gran parte, dallo sperimentare o meno comunicazioni in cui sentiamo che l’altro tenta di comprendere le nostre intenzioni e, reciprocamente, ci sentiamo interessati a comprendere le sue.

Sviluppare nell’atleta (e in tutta l’équipe) abilità di comunicazione porterà quindi benefici a livello individuale per l’atleta che si sentirà in grado di potersi esprimere in modo efficace (evitando comunicazioni dimesse, basate sulla lamentela o al contrario sull’aggressività e la reattività) e più ad ampio spettro a livello relazionale estendendo queste skills a tutti i componenti della squadra.

 

LA PSICOLOGIA PER LO SPORTIVO:

E se parliamo di “sportivo occasionale”? Della persona che va in palestra per sfogarsi, fare un po’ di attività fisica e bruciare qualche caloria?

Anche in questo caso lo psicologo può lavorare sulla prestazione, la concentrazione, l’attenzione, la motivazione, etc.

È inoltre importante nel raggiungimento di uno stato fisico ideale e nell’individuazione di un’immagine fisica ottimale, secondo 2 modalità:

  • Individuare degli obiettivi di miglioramento chiari, verosimili e raggiungibili, organizzare l’allenamento in modo funzionale ed equilibrato che punti al loro raggiungimento e avvalersi del sostegno psicologico per affrontare le difficoltà
  • Aiutare la persona ad accettare la propria immagine individuando punti di forza da implementare per colmare le lacune presenti a livello fisico (valorizzazione dei plus per fronteggiare l’accettazione dei minus).

Attraverso l’allenamento mentale e l’utilizzo delle tecniche ad esso collegate, lo sportivo può accrescere la conoscenza di se stesso, divenire maggiormente consapevole delle proprie risorse, incrementare il proprio livello di autostima, migliorare la performance, comprendere come corpo e mente possano interagire permettendo la realizzazione delle proprie potenzialità.

E’ importante considerare anche l’atteggiamento della persona verso lo sport in generale.

Talvolta dietro un’attività sportiva particolarmente intensa o al contrario incostante, vi sono pensieri, insicurezze, ansie e problematiche personali che il soggetto non sa risolvere in modo efficace. Una consulenza psicologica breve può essere utile per individuare delle strategie alternative funzionali e vivere lo sport in modo equilibrato e piacevole.

In conclusione, non dobbiamo dimenticare come lo sport sia un’attività fondamentale per la promozione della salute delle persone. La ricerca ha dimostrato come uno stile di vita attivo aumenti le probabilità di invecchiare in salute e proteggersi dalle malattie.

Sul versante opposto, praticare sport in modo disfunzionale per raggiungere obiettivi di performance o estetici irrealistici, è causa di gravi danni alla salute e fonte notevole di stress.

È quindi necessario dedicarsi all’attività sportiva in modo consapevole e con obiettivi realistici, salvaguardando la propria salute e utilizzando l’attività fisica come strumento di benessere personale.