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Psicologia e alimentazione

Solitamente, quando si parla del rapporto tra psicologia ed alimentazione, il primo pensiero corre al contesto clinico e ai disturbi del comportamento alimentare, come anoressia, bulimia, etc…

Ma se parliamo di dieta?

CHIUNQUE SIA IMPEGNATO NEL SEGUIRE UNA DIETA SA QUANTO SIA DIFFICILE FARLO.

Quando si sgarra sopraggiunge inevitabilmente il “senso di colpa”, una sensazione di sconfitta verso se stessi.  Questa esperienza molto diffusa, è in parte legata alle caratteristiche della dieta stessa e in parte collegata a meccanismi psicologici che si attivano nel momento in  cui sentiamo di non aver raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati. Le conseguenze sono: ansia, disturbi del sonno, irritabilità, frustrazione, sensi di colpa e anche abbassamenti del tono dell’umore per non aver rispettato la dieta o per non aver raggiunto gli obiettivi sperati.

Perché accade questo? Perché l’alimentazione non riguarda solo il nutrimento per ottenere le energie necessarie, ma anche e soprattutto aspetti bio-psico-sociali, che coinvolgono quindi la persona non solo sul piano della salute fisica, ma anche psicologica, relazionale e sociale.

Il cibo infatti veicola relazioni, significati ed emozioni che non possono essere regolate dalla sola prescrizione di un regime alimentare dietetico.

Le diete alimentari seguite con sufficiente motivazione portano effettivamente alla riduzione del peso, ma non altrettanto spesso al mantenimento della forma fisica nel tempo, perché  non sono supportate da interventi che si occupino anche della dimensione psicologica.

Questo succede perché i meccanismi coinvolti nell’alimentazione sono molteplici e per lo più di natura psicologica ed affettiva. Basti pensare che a livello anatomico il sistema limbico, in modo particolare l’amigdala, è implicato, insieme all’ipotalamo, nella regolazione del comportamento alimentare, sessuale, nell’espressione delle emozioni di rabbia e paura e nel controllo della motivazione. Queste basi anatomiche spiegano quindi la stretta relazione che intercorre tra l’atto di alimentarsi e la sfera relazionale, oltre alla forte centralità che hanno le emozioni su queste dimensioni del comportamento umano.

Sappiamo anche che il corpo ingrassa quando si ingeriscono più calorie di quelle che bruciamo.

Ecco quindi che si ricorre allo sport, perché “muoversi fa bene” ed è un buon metodo per bruciare calorie e dimagrire.

Ma se è vero che “muoversi fa bene”, perché è vero, allo stesso tempo si rischia di pensare di dover fare tante ore di sport e contemporaneamente grandi rinunce a tavola. Questa modalità di pensiero erronea ci porterà ad essere iper-controllanti e iper-controllati, aumenterà lo stress verso l’attività fisica e l’alimentazione ed esiterà inevitabilmente nel tanto temuto “sgarro”.

 

Cosa fare quindi? La soluzione è AVERE MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA.

  1. Consapevolezza DEL CIBO.
    Conosco davvero le  proprietà degli alimenti che mangio? So regolarmi con la quantità, la cottura e il condimento migliori? Sono vittima di cattiva informazione?
  2. Consapevolezza DELLE NOSTRE MODALITA’ DI PENSIERO.
    Perché mangio? Quando mangio? So discriminare tra fame fisica e fame emotiva? Perchè sgarro o vorrei farlo? Quali emozioni sono legate al consumo di determinati cibi?
  3. Consapevolezza DELLE NOSTRE STRATEGIE ALTERNATIVE.
    In che altro modo posso gestire emozioni negative o stressanti? Quali efficaci strategie alternative alla fame emotiva posso utilizzare?

 

Siamo quindi arrivati alla funzione dello psicologo nell’alimentazione: in collaborazione con figure professionali riconosciute (come un nutrizionista ad esempio), aiuta la persona nel processo di cambiamento delle abitudini, nell’educazione alimentare e nell’informazione alimentare.

Si dedica inoltre ad aiutare persone che hanno problemi a raggiungere gli obiettivi di una alimentazione sana e adeguata alle proprie necessità, supportandole nel riconoscimento delle difficoltà nel seguire diete indicate per perdere chili di troppo o per problemi di salute conclamati (come diabete, celiachia, obesità, ecc.).

Si occupa degli ostacoli che si possono incontrare nel seguire la dieta, del ruolo delle emozioni connesse all’alimentazione e del fenomeno della fame emotiva, utilizzando strumenti che siano utili a supportare chi incontra problemi nel rapporto con il cibo affinchè aumentino il proprio livello di consapevolezza e diventino autonomi nell’individuazione e attuazione di strategie utili a raggiungere i propri obiettivi alimentari, mantenendoli nel tempo.